C’era una volta, in un villaggio dal nome che nessuno ricorda, un uomo che si lamentava continuamente delle sue scarpe.
“Mi fanno male! Sono loro il problema!” diceva, mentre zoppicava con grande dignità, come se la sofferenza fosse una forma d’arte.
Un vecchio monaco, noto nel villaggio come Lao Zen Scacciapensieri (perché non si sapeva mai se fosse un nome, un titolo o uno scherzo), lo osservava in silenzio.
“Maestro,” disse l’uomo, “mi serve un’altra scarpa. Questa è chiaramente difettosa.”
Il monaco annuì lentamente. “Sì. Le scarpe a volte sono ribelli.”
L’uomo si sentì finalmente compreso. Questo, pensò, è un vero maestro.
Il monaco però aggiunse: “Dimmi, hai mai pensato di controllare il piede?”
Silenzio.
“Il piede?” rise l’uomo. “Il piede è mio! Come potrebbe essere il problema?”
Il monaco si grattò la testa, come se anche il grattarsi fosse una forma di meditazione imperfetta. “Interessante. Tutti cercano il problema altrove… e nessuno guarda i calli sotto i propri piedi!”
L’uomo decise di comprare nuove scarpe. Più belle. Più costose. Più “giuste”.
Ma dopo tre giorni zoppicava di nuovo.
Tornò dal monaco, furioso. “Hai visto? Non erano le scarpe!”
Il monaco lo guardò come si guarda una nuvola che insiste nel voler essere una montagna. “Forse no.”
“E allora cos’è?”
Il monaco si sedette. “Forse la scarpa è solo la filosofia del piede che non vuole farsi notare.”
L’uomo rimase in silenzio. Era un silenzio leggermente infastidito, ma comunque silenzio.
Dopo un po’ disse: “Quindi devo cambiare piede?”
“Ah no,” disse il monaco ridendo. “Quello è un pensiero molto costoso.”
E aggiunse: “Di solito, quando l’uomo non vuole vedere il piede… inventa mille negozi di scarpe.”
L’uomo non capì del tutto.
Ma da quel giorno, ogni volta che qualcosa gli faceva male, prima di dare la colpa al mondo… si toglieva una scarpa.
E a volte anche due.
Il monaco lo considerò un grande progresso. O un sassolino nella scarpa dell’intelletto… Non si seppe mai.
(Racconto liberamente ispirato dalla citazione di Samuel Beckett: "Ecco gli uomini! Se la prendono con la scarpa quando la colpa è del piede.")

Significato e morale della storiella Zen
La storia usa il dolore alle scarpe come metafora della tendenza umana a proiettare all’esterno le cause del proprio disagio. L’uomo non mette in discussione il proprio piede (cioè se stesso, le proprie abitudini, i propri schemi), ma cambia continuamente le scarpe (cioè le circostanze, le persone, le condizioni esterne), nella speranza che il problema si risolva da solo.
Il monaco introduce invece un ribaltamento: prima di modificare il mondo esterno, è utile osservare ciò che è più vicino e meno evidente – ciò che “porta” il problema, non ciò che lo “sembra causare”.
Così, possiamo osservare anche noi che, molte volte, non è la realtà in sé a farci male, ma il modo in cui la stiamo attraversando… un po’ come quando cambi continuamente sedie perché “questa non è comoda”, e poi scopri che il problema era sempre il modo in cui ti ci siedi.
Cambiare continuamente “scarpe” (situazioni, relazioni, contesti esterni) senza mai dare uno sguardo al “piede” (cioè alla propria parte nella faccenda) porta solo a una cosa non molto zen: il ripetersi dello stesso dolore, ma con modelli diversi.
A volte non serve cambiare tutto ciò che ci circonda. . . basta rendersi conto che qualcosa, dentro di noi, rende il passo più pesante del necessario.
