Ho smesso di cercare la scelta che “mi rappresenta”, come se fossi un marchio in cerca di coerenza e di un cartellone pubblicitario. Con una certa esperienza nel restare fermo a riflettere troppo a lungo, ho dovuto ammettere una cosa poco poetica, ma utile: la vita non verifica se le mie decisioni sono abbastanza “me”, verifica solo se funzionano. E a volte la scelta giusta non è quella che mi racconta meglio, è semplicemente quella che mi fa avanzare, anche senza sentirmi un eroe. – Taddeo, ‘Il Quasi-Saggio – Pensiero del Giorno Blog
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Filosofia di vita pratica di Taddeo, ‘Il Quasi-Saggio’
Con umiltà, ammetto che tendo a pensare più di quanto cammini e davanti a questa rivelazione non posso che fare un piccolo sorriso sotto la mia tunica stropicciata.
Perché, vedi, per molto tempo ho creduto anch’io che ogni scelta dovesse “parlare di me”. Come se la vita fosse una specie di intervista continua e io dovessi rispondere in modo coerente, elegante, possibilmente anche brillante.
Poi ho notato una cosa sgradevole e molto educativa: mentre cercavo la frase giusta da dire su di me, il tempo non si fermava ad applaudire la mia coerenza narrativa. Continuava semplicemente a passare. . . e a farmi restare nello stesso punto.
E qui arriva la parte poco poetica, ma molto onesta della filosofia da tartaruga: la realtà è che non sei sponsor di te stesso e che non serve trovare il modo per raccontarti bene, piuttosto, è più pratico non rimanere bloccato nel racconto che fai a te stesso.
Così ho imparato, con la lentezza che mi è propria e con un certo imbarazzo retroattivo, che non tutte le scelte devono essere “me”. Alcune devono solo essere “via da qui”. Cari amici, le scelte non si “trovano” come realtà già pronte, si costruiscono come traiettoria.
E sì, lo ammetto: non è una scoperta che ti fa sentire un eroe. È più una di quelle verità che arrivano piano, mentre stai ancora cercando di decidere se la prossima mossa sia abbastanza filosofica.
Ma alla fine, tra restare coerente e restare in movimento, ho iniziato a sospettare che la saggezza – quella vera, non quella da poster motivazionale – somigli più a una tartaruga che avanza senza troppe spiegazioni. . . che a un’identità perfettamente rappresentata.
Psicologicamente, è una trappola sottile: quando l’io diventa un progetto narrativo, la coerenza può sostituire il movimento. E così si finisce per restare fermi, perfettamente “spiegati”, ma poco vissuti.
Infatti, nella vita reale, raramente scegli tra “chi sono” e “chi non sono”.
Scegli tra:
- restare fermo;
- fare un passo piccolo in una direzione possibile.
E la domanda di saggezza pratica potrebbe essere:
“Qual è il prossimo passo minimo che riduce la distanza tra me e ciò che conta?“
Non quello perfettino, ma quello fattibile ora, in queste circostanze in cui mi trovo, perché la vita non è sempre coerente e chiede anche di andargli incontro.
Così, in definitiva, le scelte “giuste” non sono quelle che ti rappresentano in modo coerente, ma quelle che ti mantengono nella direzione di ciò che per te ha valore, anche quando la tua storia personale non riesce ancora a raccontarlo bene. Perciò, non mi stresso più a cercare il mio slogan, che la vita non mi ha richiesto: cerco di agire senza idealizzarmi e senza tradire ciò che, nel tempo, riconosco come importante per me.










