Non devi eliminare le cose dalla tua vita per cambiare vita. . . devi accorgerti di cosa continui a tenere in piedi mentre dici di volerla cambiare. Perciò, meglio lasciar perdere le liste settimanali da spuntare e tenere a mente che chi elimina troppo in fretta finisce per fare ordine anche dove c’era ancora verità in disordine. – Taddeo, ‘Il Quasi-Saggio’

Frase del giorno: Non devi eliminare le cose dalla tua vita. Taddeo Il Quasi Saggio

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Filosofia di vita pratica di Taddeo ‘Il Quasi-Saggio’

Oggi leggo fra i consigli di ‘saggezza express‘: “7 cose da eliminare entro questa settimana”.
Già sento il tintinnio dei mercanti dell’urgenza e dei predicatori del miglioramento rapido. Sempre con il calendario in mano e l’anima in affitto.

Sette cose, dicono? Strano numero. Né sacro né necessario. Tipico degli uomini che vogliono cambiare tutto… purché non debbano cambiare davvero se stessi.

E come tutte le frasi ad effetto, va maneggiata senza l’illusione che sia una formula della felicità: è una facile e ingannevole pratica che genera reazione immediata, ma poca concretezza. Perché i manuali di saggezza tascabili hanno anche la loro utilità, ma non sono mai da prendere alla lettera.

Il problema delle “7 cose da eliminare” non è che siano giuste o sbagliate. È che partono dall’idea che la vita sia un mobile da svuotare in fretta per sentirsi più leggeri.

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Ma a volte non stai “tenendo cose inutili”: magari, stai solo cercando di reggere pezzi di vita che non hai ancora capito come si appoggiano senza crollarti addosso.

E allora non è una guerra di eliminazione, ma una questione di onestà:
stai davvero scegliendo cosa lasciare, o stai solo cercando di diventare una versione più presentabile di te stesso mentre continui a ignorare ciò che ti sta chiedendo spazio?

Non è “taglia tutto”, né “tieni tutto”.

È vedere cosa ti sta occupando la vita, e se lo stai chiamando ancora “necessario” solo perché non hai avuto il coraggio di negoziarne la presenza.

Ma se proprio insisti, allora sì. Facciamo la lista e proviamo ad eliminare (non entro una settimana, tranquilli!):

  1. L’illusione che basti una lista per diventare diversi.
  2. Le relazioni che ti nutrono solo quando hai già fame di te stesso.
  3. Le parole che dici per sembrare sveglio, invece che per essere vero.
  4. Le abitudini che chiami “stanchezza” ma sono solo inerzia ben vestita.
  5. Il confronto che ti ruba la misura del tuo passo.
  6. Le promesse fatte alla persona che eri ieri e che oggi non vivi più.
  7. E, soprattutto. . . la fretta di eliminare tutto, senza prima capire perché l’hai tenuto così a lungo.

Non sono contro le liste. Sono contro la fede ingenua nelle liste.

Nota psicologica quasi-saggia

Dal punto di vista psicologico, queste “liste di liberazione” che includono ad esempio di liberarsi:

  • del senso di colpa;
  • della paura del giudizio;
  • delle cose che non si usano più;
  • dei ricordi su cui rimugini ecc…

funzionano perché parlano una lingua semplice a un problema complesso: l’ambivalenza. L’idea che basti eliminare qualcosa per sentirsi diversi dà una rassicurazione immediata alla mente, che ama le soluzioni lineari quando in realtà sta gestendo nodi emotivi stratificati.

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Oggetti, vestiti, chat, ricordi: non sono il problema in sé. Sono, invece, contenitori simbolici. Un oggetto rotto non è solo un oggetto; può rappresentare un periodo non chiuso, una versione di sé ancora attiva in background. Il senso di colpa non si “elimina” come un file: si comprende, si rielabora, a volte si integra. La paura del giudizio non sparisce perché la si mette in una lista: cambia solo forma, si sposta altrove.

Queste liste funzionano perché promettono controllo immediato su ciò che, in realtà, è regolato da processi psicologici lenti: attaccamento, identità, memoria emotiva, coerenza del sé.

Il rischio è sottile: confondere il gesto esterno (buttare, cancellare, svuotare) con il lavoro interno (capire perché quel legame esiste ancora). È una forma elegante di sollievo, più che di trasformazione.

In psicologia si direbbe che non stiamo eliminando “cose inutili”, ma tentando di regolare stati interni complessi attraverso azioni concrete e veloci. E questo, a volte, non è crescita: è regolazione emotiva travestita da ordine.

Il problema non è cosa si elimina. È il fatto che si continua a credere che ciò che pesa dentro si risolva facendo spazio fuori.

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