Quando ogni cosa diventa una prova, la vita rischia di diventare un test divino. Figliuoli, non è male cercare senso nelle cose. L’uomo, si sa, è fatto così: dove c’è una nuvola, vuole sapere che messaggio porta; dove c’è un dolore, vuole un perché da appendere al chiodo della speranza. Ma, attenzione a non inventare un senso anche davanti a un gatto che attraversa la strada. Perché non tutto si capisce: alcune cose si vivono, e basta.
– Frate Saggino

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Frate Saggino e le Prediche che Non Cambieranno il Mondo
C’è una credenza molto diffusa tra i viandanti dell’anima: quella secondo cui ogni inciampo della vita sarebbe una “prova”.
Se perdi il lavoro, è una prova.
Se ti si rompe il cuore, è una prova.
Se ti senti smarrito, è una prova.
E se proprio non riesci a trovare un senso. . . è una prova anche quello.
Nel mio vecchio quaderno di erbe e umanità, oggi ho annotato questa predica (non salvifica, ma forse utile):
“Quando tutto diventa una prova, la vita smette di essere vissuta e diventa un esame senza appello.”
Ora, intendiamoci bene: non è sbagliato cercare significato nelle cose. L’uomo ha bisogno di scoprire il perché succede proprio a lui di provare infelicità e nel cercare la risposta, comprende meglio se stesso.
Ma attenzione al rovescio della medaglia.
Perché se ogni cosa è una prova, allora nulla è mai semplicemente ciò che è.
La pioggia non bagna: “ti sta insegnando a resistere”.
La perdita non ferisce: “ti sta forgiando”.
La solitudine non pesa: “ti sta preparando”.
E così, piano piano, si smette di ascoltare la vita semplice per com’è e si comincia a interpretarla come un oracolo sempre attivo.
C’è una constatazione da fare:
“Non tutto ciò che accade porta un messaggio scritto in bella calligrafia.”
Alcune cose accadono e basta.
Come il vento che cambia direzione perché segue le correnti.
Come il fiume che scava il suo letto per scorrere in nuove direzioni.
Tutto questo non è meno nobile, è ciò che è.
Perché chiamare “prova” ogni dolore ha un vantaggio sottile: consola.
Se è una prova, allora qualcuno la sta guardando.
Se è una prova, allora non è inutile.
Se è una prova, allora non sei perso.
Ma Figliuoli, ricordate anche un’altra cosa:
non tutto ciò che consola è sempre ciò che libera. A volte la vita non sta testando nulla e non richiede di risolvere alcun rebus.
Perciò l’uomo, nel suo cammino, non sempre deve risolvere il mistero.
A volte gli basta imparare a stare in piedi mentre il mistero passa.
Non tutto è un segno, ma tutto può essere vissuto con cuore leggero.
La crescita spirituale non ha bisogno di un regista esterno
L’idea che per avanzare nel sentiero spirituale ci sia bisogno di un regista può diventare una pietra sul cammino stesso.
Come se la vita fosse un copione scritto altrove, e ogni inciampo un insegnamento già preparato con cura.
Ma il Frate Saggino, che ha visto un po’ di stagioni e anche qualche stagione storta, vi dice piano piano una cosa semplice:
la crescita può avvenire anche senza un “regista cosmico”.
Non serve che la vita “voglia insegnarti qualcosa” perché tu possa imparare qualcosa.
A volte impari perché osservi.
A volte perché sbagli e ti aggiusti il passo.
A volte perché resisti, e un giorno ti accorgi che sei ancora in piedi.
A volte perché cadi… e poi impari la forma del rialzarsi.
E non c’è nessuno in alto che segna i punti.
Non c’è un maestro invisibile che organizza la lezione.
Perché quando tutto diventa una “prova”, succede qualcosa di strano nell’animo umano.
- Il dolore non è più dolore: deve diventare utile.
- La sofferenza non è più sofferenza: deve avere una funzione.
- Ogni cosa deve avere un’intenzione nascosta, come se la realtà non potesse permettersi di essere semplice.
E così, piano piano, si rischia di perdere il contatto con il presente.
Perché il presente non viene più vissuto così com’è, ma viene tradotto, interpretato, spiegato e impacchettato.
Così, a forza di spiegare tutto, si dimentica di sentire ciò che c’è e persino quella parte divina che è già in noi.
