“Credi in te stesso” è uno dei mantra classici del nostro tempo, detto con la stessa leggerezza con cui si dice “poi ci sentiamo”, e suona anche bene… Ma se uno è confuso, stanco, in fase ‘non so nemmeno che giorno sia’ la cosa più utile è riuscire ad attraversare anche le giornate storte con una discreta dose di onestà: a volte credi in te, a volte ti sopporti, e a volte il massimo risultato realistico è non aggiungere altro caos al caos già presente. Ma dentro di te c’è davvero qualcosa di più grande degli ostacoli – si chiama capacità di adattarti, ridere quando serve e andare avanti anche senza sentirti pronto.
– Taddeo, ‘Il Quasi-Saggio’ – Pensiero del Giorno Blog
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Filosofia di vita pratica di Taddeo, ‘Il Quasi-Saggio’
Quando apro la prima notifica della giornata sullo smartphone e leggo il consiglio del giorno: ‘Credi in te stesso’ o ‘Sappi che c’è qualcosa dentro di te…’, assume quel tono sdolcinato, ma un po’ crudele delle frasi stampate sui cuscini: belle, sì, ma poco collaborative quando stai cercando di ricordarti dove hai messo le chiavi.
Perché in quei momenti, non è che ti manchi la fiducia cosmica in te stesso… ti manca più che altro la versione base: dormire, mangiare qualcosa di decente e capire se stai rispondendo a una mail o a un pensiero intrusivo.
E allora il “credici” si trasforma, con un certo realismo affettuoso, in qualcosa di più terrestre: ‘ok, non credere troppo forte oggi, basta anche solo non sabotarti completamente, poi domani vediamo se il tuo potenziale universale ha voglia di rientrare in ufficio.’
Insomma, queste classiche pepite motivazionali lucidate a specchio, ti sembrano profonde finché non ci inciampi dentro la realtà alle 7:43 del lunedì!
Ma il mio non è pessimismo o insicurezza cronica, è più un voler tenere i piedi per terra: non è che se mi ripeto la formula “credo in me stesso” a ogni ora, allora la vita si organizza magicamente, come una riunione ben calendarizzata. In realtà, l’esperienza tende a essere meno spirituale e più logistica: le cose restano da fare, la stanchezza non sparisce per gentilezza e il cervello non diventa improvvisamente motivatore con orario continuato.
E così il mantra, da incenso mentale, diventa più un promemoria sobrio: ‘ok, oggi non serve diventare la versione potenziata di te stesso, basta evitare di complicare ulteriormente la situazione’. Che, a pensarci bene, è già una forma abbastanza avanzata di quasi-saggezza pratica: non l’illuminazione, ma almeno l’orientamento.
Nota psicologica di Taddeo Il Quasi-Saggio
Dal punto di vista psicologico, il problema in questi contesti, non è mai che “manca la fiducia in sé stessi”, come suggeriscono certi poster motivazionali che sembrano scritti per persone che non hanno mai avuto una mail in sospeso o una notte insonne.
Il discorso è più modesto e meno suggestivo: a volte il cervello non è in modalità “realizzazione del potenziale”, ma in modalità “non far crollare tutto fino a sera”. Che è già un lavoro a tempo pieno, anche se non viene mai premiato con frasi su tazze del caffè o medaglie interiori.
In questi stati, parlare di “crederci di più” è un po’ come chiedere a un telefono con il 2% di batteria di diventare più luminoso per ispirarti: l’intenzione è buona, ma la fisica tende a non collaborare.
La psicologia, con una certa inclinazione per le cose semplici, direbbe che prima della motivazione viene la regolazione: dormire, mangiare, ridurre il caos, evitare di prendere decisioni esistenziali tra una stanchezza e l’altra.
Non sempre la fiducia in sé va “potenziata”: a volte basta non sovraccaricarla, perché sta già facendo il possibile per tenere tutto in equilibrio. E poi, alle 7 del mattino, chi ti ha detto che non credo in me stesso?
E quindi sì: più che “credere in sé stessi”, in certi giorni si tratta di una forma meno eroica, ma molto più concreta di saggezza pratica: quella che non salva il mondo, ma almeno evita di complicarlo ulteriormente prima che la giornata finisca.










