Una famosa citazione attribuita a Carlos Castaneda dice: “O diventiamo infelici o diventiamo forti. La quantità di sforzo è la stessa.“
Come interpretare questa frase per non fraintendere il significato?
L’infelicità è una scelta? Possiamo rispondere: sì e no.
Sì, nel senso che c’è un margine di scelta nel decidere dove investire la propria energia:
- posso usare lo sforzo per alimentare rimuginio, risentimento, senso di impotenza;
- oppure posso usare lo stesso sforzo per adattarmi, imparare, chiedere aiuto, cambiare prospettiva, costruire nuove risorse.
No, nel senso che non è una scelta semplice o immediata. Non si decide a comando di essere forti. Ci sono esperienze che segnano profondamente (lutti, traumi, malattie, perdite, ingiustizie) e che possono travolgere una persona. Questo tipo di eventi richiedono tempo, sostegno e integrazione. Dire “scegli di essere forte” rischia di trasformarsi in una colpevolizzazione della sofferenza.
Allora, la domanda più precisa non è: “Scelgo di essere infelice o forte?”
Ma: “Quando la sofferenza arriva, che rapporto voglio costruire con essa?“
La forza, in questo senso, non è non soffrire, perché non si può fare a comando. Piuttosto, significa smettere gradualmente di spendere tutta la propria energia contro ciò che è già accaduto e iniziare a usarla per ciò che può ancora nascere.
Dal punto di vista psicologico la sofferenza può essere a volte una risposta automatica; mentre, la trasformazione richiede una scelta ripetuta, fatta molte volte con consapevolezza. Non un singolo atto di volontà, ma una direzione che si decide di seguire.

