Apriamo la mente e per un attimo immaginiamo di svegliarci, non solo da un sogno, ma dalla più grande illusione della scienza moderna: l’idea che la realtà sia fatta solo di particelle, onde e spazio-tempo. Federico Faggin, padre del microprocessore – sì, uno dei creatori della rivoluzione digitale! – ha vissuto un’esperienza trasformativa che ha cambiato tutto. Una sorta di risveglio coscienziale che lo ha condotto a un’intuizione rivoluzionaria: la realtà fisica non è tutto ciò che esiste. C’è qualcos’altro, di invisibile ma fondamentale: la coscienza.

Proprio come Einstein ha rivoluzionato la nostra comprensione dello spazio e del tempo, Faggin propone che sia ora di includere la soggettività, l’esperienza vissuta, nei fondamenti della fisica.

La chiave perduta: significato e informazione

Secondo Faggin, nel cuore della realtà c’è qualcosa che la fisica tradizionale ha sempre ignorato: il significato.

  • I fisici parlano di informazione quantistica come se fosse solo numeri, bit, stati matematici.
  • Ma nessuna informazione ha senso senza un soggetto che la interpreta.
  • È come mandare un messaggio in codice nello spazio senza nessuno che lo possa decifrare: è solo rumore.

Faggin sostiene che la coscienza dà significato all’informazione, e che informazione e significato sono due facce della stessa medaglia, così come lo sono lo spazio e il tempo nella relatività.

CIF: una nuova mappa della realtà

Per spiegare tutto questo, Faggin costruisce una mappa chiamata C-I-F, dove:

  • C è lo spazio della coscienza (l’esperienza soggettiva, i qualia).
  • I è lo spazio dell’informazione (il simbolico, il linguaggio della mente).
  • F è lo spazio fisico (la realtà oggettiva, quella che misuriamo).

In breve?

Ciò che noi chiamiamo “realtà fisica” non è altro che un’ombra, una proiezione simbolica di un’esperienza cosciente molto più profonda.

L’incontro tra Faggin e D’Ariano: scienza e coscienza si uniscono

Faggin si imbatte nella teoria OPT di Giacomo Mauro D’Ariano, che mostra come la fisica quantistica può emergere dall’informazione quantistica. Ma c’è un problema: manca la coscienza.

È come costruire una televisione perfetta… ma lasciarla spenta.

Così nasce il dialogo: Faggin propone che gli stati quantistici puri – quelli misteriosi, non clonabili, non osservabili direttamente – siano la forma matematica perfetta per rappresentare i qualia, le esperienze soggettive.

QIP: la nuova teoria della realtà

Tradizionalmente, la fisica considera l’informazione quantistica come oggettiva, indipendente da chi la osserva. Faggin e D’Ariano propongono di capovolgere questo paradigma:

  • L’esperienza soggettiva (la coscienza) è il punto di partenza.
  • La fisica quantistica viene riformulata come scienza della relazione tra soggetti coscienti, non tra particelle o oggetti inanimati.

Nasce così la teoria QIP (Quantum Information Postulate): la proposta che ogni informazione quantistica è personale.

  • Uno stato puro è come l’amore per tuo figlio: puoi descriverlo a parole, ma nessuno può viverlo come lo vivi tu.
  • Può essere rappresentato da un vettore nello spazio di Hilbert, ma non può essere copiato, esattamente come la tua esperienza interiore non può essere clonata in un computer.
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La coscienza, secondo QIP, non può mai essere simulata da un algoritmo classico, proprio perché è inviolabile e irripetibile.

La realtà come rete di interazioni tra agenti coscienti

Nel QIP, la realtà è composta da “agenti elementari” autocoscienti, che:

  • Scambiano informazione quantistica tra loro.
  • Producono significato attraverso le loro interazioni.
  • Costituiscono, insieme, una rete dinamica che genera lo spazio-tempo e la materia.

In questa visione:

  • Lo spazio-tempo è emergente, non fondamentale.
  • La materia è una rappresentazione simbolica dell’esperienza tra agenti coscienti.
  • Il “mondo fisico” è una costruzione condivisa che emerge dalla comunicazione tra queste entità.

Come nasce la complessità e l’universo?

Secondo la QIP:

  • L’universo è una rete di eventi esperienziali: ogni interazione è un “atto di conoscenza” tra soggetti coscienti.
  • La complessità cresce attraverso la cooperazione tra agenti (una sorta di evoluzione esperienziale).
  • Gli esseri umani sono forme complesse di questi agenti, capaci di auto-riflessione e auto-coscienza.

In sintesi, la QIP (Quantum Information Postulate) è una proposta rivoluzionaria che pone la coscienza soggettiva come fondamento dell’universo e riformula la fisica in termini di interazioni tra agenti coscienti che scambiano informazione quantistica personale.

Differenze con la meccanica quantistica tradizionale

AspettoMeccanica quantisticaTeoria QIP
InformazioneOggettiva, matematicaSoggettiva, esperienziale
OsservatoreEsterno e passivoInterno e partecipe
CoscienzaNon considerataFondamentale
Spazio-tempoFondamentaleEmergente
ScopoPrevisione di misureComprendere l’esperienza

Il mistero dell’entanglement e del libero arbitrio

La teoria va oltre: introduce l’entanglement quantistico come ingrediente essenziale per spiegare il libero arbitrio e la soggettività.

  • L’entanglement è così strano che Einstein lo chiamava “azione spettrale a distanza”.
  • Ma per Faggin e D’Ariano, è la via d’accesso alla libertà e alla consapevolezza, perché connette esperienze al di là dello spazio-tempo classico.

Perché l’IA non potrà mai essere cosciente

E qui arriva la critica netta all’Intelligenza Artificiale:

  • I computer usano informazione classica, simboli copiabili e deterministici.
  • Ma la coscienza non è un algoritmo.
  • Nessun computer potrà mai provare emozioni reali, perché l’informazione che manipola non ha significato interno, non ha “esperienza”.

L’essere umano è un’interfaccia

Nel modello C-I-F di Faggin:

  • Lo spazio-F è lo spazio fisico: corpo, cervello, materia, spazio-tempo.
  • Lo spazio-I è l’informazione simbolica: pensieri, parole, codici.
  • Lo spazio-C è la coscienza: il soggetto che esperisce, il “testimone” interiore.

Il corpo-mente è solo una proiezione, un’interfaccia, attraverso cui la coscienza interagisce con il mondo.

Lo stato quantistico puro è il “vero soggetto”

Secondo Faggin e la teoria QIP, la coscienza non è prodotta dal cervello, ma è una realtà fondamentale che si manifesta attraverso stati quantistici puri.

  • Uno stato puro è:
    • indivisibile
    • non clonabile
    • conoscibile solo da “dentro” (non da un osservatore esterno)
    • irriducibile a una statistica di possibilità (non è un “mix”)

Queste proprietà lo rendono identico alla coscienza fenomenica, cioè al “sentire” soggettivo.

Quindi, il libero arbitrio appartiene a quello stato puro – e, di riflesso, alla coscienza che lo vive.

Il paradosso: noi siamo e non siamo liberi?

Ecco il punto raffinato:

  • Come esseri biologici, siamo limitati:
    • dai nostri geni
    • dall’ambiente
    • dai condizionamenti neurologici e psicologici
    • dalla causalità dello spazio-tempo

👉 In questo senso, l’essere umano materiale non è libero.
È condizionato, e quindi non può avere libero arbitrio pienamente.

Ma come coscienze (stati puri), siamo liberi dentro

Solo la coscienza soggettiva, che vive dentro lo stato puro,
può scegliere liberamente, perché non è contenuta nello spazio-tempo.

Quindi:

  • Il vero agente libero non è il corpo né l’ego.
  • È il soggetto interiore, l’Io cosciente profondo, che si identifica con uno stato puro non determinabile.

Il soggetto interiore è ciò che sente, vive, osserva da dentro: non un pensiero, ma colui che ha i pensieri.
Nella fenomenologia si chiama spesso il “testimone” o l’“Io che esperisce”.

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È il soggetto primo della coscienza.

Qui Faggin distingue due livelli:

  • L’io superficiale → l’ego, la personalità, l’identità sociale o psicologica.
  • L’Io profondo → la coscienza pura, il sé che non cambia, che osserva anche l’ego.

💡 È quell’Io che è ancora presente quando stai in silenzio assoluto, senza pensare né immaginare. C’è, ma non “dice” nulla.

L’essere umano ha il libero arbitrio?

Chi ha il libero arbitrio?Secondo Faggin
Corpo biologico❌ No, è deterministico
Mente razionale❌ No, è algoritmica
Stato quantistico puro (Coscienza)✅ Sì, perché è irriproducibile, unico, interiore
Ego (identità personale)🟡 Solo in parte, se riflette la coscienza pura

Simboli classici vs simboli quantistici

Faggin usa un’immagine potente:
Parlare è come inviare onde vive, piene di sfumature e significato.
Scrivere è come congelare quell’onda — utile, sì, ma priva del calore dell’esperienza.

La coscienza è come la musica dal vivo.
L’algoritmo è come leggere lo spartito.

La fisica del futuro sarà la scienza della coscienza

Se la meccanica quantistica è il linguaggio dell’universo,
la coscienza è colui che lo legge.

Proprio come Einstein ci ha insegnato che il tempo è relativo all’osservatore, Faggin e D’Ariano ci invitano a pensare che la realtà stessa sia relativa all’esperienza interiore dell’osservatore.
E in questo, siamo alle soglie di una nuova rivoluzione scientifica.

Una visione quasi “mistica”, ma rigorosa

Faggin non parla di “anima” in senso religioso, ma:

📌 Propone una ontologia non materialista, in cui la realtà fondamentale è coscienza informata – e solo essa è veramente libera.

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Estratto dal libro “Irriducibile” di Federico Faggin

La coscienza, la vita, i computer e la nostra natura.

La teoria QIP: la coscienza è un fenomeno quantistico

Come ho già raccontato in Silicio, e nell’introduzione di questo libro, l’esperienza che ho definito il “risveglio” ha cambiato irreversibilmente le mie prospettive e ha determinato il corso della mia nuova ricerca scientifica, incentrata sulla coscienza. Non è stato facile però trovare collaboratori interessati a sviluppare questo nuovo campo di studio. Le mie varie esperienze straordinarie di coscienza mi dicevano che la realtà primaria deve possedere una faccia semantica e una faccia simbolica correlata ha significato. Cioè, a livello più fondamentale, l’informazione non poteva essere separata dal suo significato.

Avevo anche la sensazione che nella fisica quantistica ci fosse la chiave per risolvere il “difficile problema della coscienza”. Pertanto mi sono messo a cercare se, ci fosse qualche fisico che avesse sviluppato una teoria in cui la realtà fisica derivasse dall’informazione quantistica. Mi sono così imbattuto nella teoria OPT sviluppata negli ultimi vent’anni dal professor D’Ariano e adesso i collaboratori, teoria che dimostra che la fisica quantistica deriva dell’informazione quantistica. A quel tempo avevo già sviluppato un quadro concettuale, chiamato CIF (CIP in inglese), in cui lo spazio della coscienza C conteneva il significato dell’esperienza, lo spazio dell’informazione I conteneva l’aspetto simbolico dell’esperienza e lo spazio fisico F conteneva lo spazio-tempo con gli oggetti che consideriamo la realtà, ma che è invece in gran parte illusoria. Lo spazio-C e lo spazio-I erano 2 facce irriducibili della stessa medaglia, e cercavo di capire dov’era la connessione profonda tra l’informazione quantistica (spazio-I) e l’esperienza cosciente (spazio -C). Nella teoria di D’Ariano, l’informazione quantistica era priva di significato. Secondo me, invece, un’informazione senza significato non poteva aver senso poiché la coscienza dev’essere fondamentale.

Era questo ciò che mancava alla teoria di D’Ariano, poiché escludeva la coscienza della realtà. Quando alla fine egli ha compreso che i qualia possono essere interpretati come “l’esperienza di un sistema quantistico che si trova in uno stato puro”, fu trovata la connessione tra il mio modello CIF e l’informazione quantistica di cui egli è un esperto.

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La nostra teoria, chiamata QIP (Quantum Information-based Panpsychism) è stata recentemente pubblicata. Uno stato puro è uno stato ben definito, ma non-clonabile. Ha quindi tutte le caratteristiche straordinarie di un’esperienza cosciente, che è privata e perciò conoscibile soltanto “da dentro” dal sistema che è in quello stato, esattamente come lo è nella nostra esperienza. Vale a dire che la fenomenologia di un’esperienza cosciente è esattamente quella di uno stato quantistico puro che rende questi stati la rappresentazione ideale dei qualia, tramite un vettore nello spazio di Hilbert. Quando il sistema quantistico interagisce con un apparato di misura “da fuori”, cioè nello spazio-tempo della fisica, si può osservare solo un evento classico mediante informazione viva che viene poi trasformata dallo strumento in informazione classica condivisibile.

Vedremo più avanti che la coscienza e il libero arbitrio richiedono le proprietà singolari e sconcertanti dell’entanglement quantistico per essere propriamente descritte con concetti matematici adeguati. L’entanglement è un fenomeno al limite della logica umana, che però non è contraddittorio. Ci sono voluti ottant’anni di sforzi teorici e sperimentali per comprendere l’entanglement, che comunque rimane ancora sospeso tra comprensione in comprensione in un’inquietante nebbia concettuale che nessuno è ancora uscito a dissipare del tutto.

I sistemi classici, come il computer, usano proprietà statistiche di atomi e molecole che sono deterministiche, e perciò non possono essere coscienti né avere libero arbitrio. Infatti, se l’informazione classica fosse adeguata a descrivere un’esperienza cosciente, la nostra esperienza potrebbe essere copiata nella memoria di un computer e non sarebbe più privata. La realtà fisica sia classica che quantistica, una coesistenza necessaria e produrre le straordinarie proprietà chimiche della materia.

È importante notare che un’esperienza cosciente rappresentata da uno stato puro non descrive però l’esperienza in sé. Se così fosse, uno stato puro sarebbe riproducibile. La sua non-clonabilotà esprime l’esistenza di qualcosa di privato, inviolato, che può essere conosciuto solo dal sistema stesso e da nessun altro. Per esempio, sebbene io possa rappresentare l’amore che provo per mio figlio con uno stato quantistico puro – un simbolo quantistico -, il significato di quel simbolo può essere conosciuto solo da me, perché il simbolo matematico non è identico a ciò che provo.

Il fatto che uno stato puro non possa essere riprodotto lo rende omomorfo ai qualia che sento, poiché io stesso non posso descrivere completamente il mio amore senza violare il teorema di non-clonazione. Ma quella descrizione simbolica è solo parziale, e non dev’essere confusa con l’amore che sento dentro di me. Inoltre, affinché i miei simboli siano compresi, il destinatario deve comprendere le mie parole. Non dovrebbe quindi sorprendere che, all’interno di un’ente cosciente, la comprensione richieda una trasformazione da informazione viva a informazione quantistica.

Perciò, uno stato quantistico puro è l’ente matematico più adatto a rappresentare un’esperienza cosciente, perché ha l’incredibile proprietà di essere irriproducibile, benché conoscibile dal sistema che lo “sente”. Così l’informazione quantistica, da cui emerge la fisica quantistica, ci indica che l’ontologia risiede nell’esperienza privata che l’informazione quantistica può solo rappresentare, ma non descrivere.

La matematica può arrivare a descrivere la realtà solo fino a questo punto, perché la vera conoscenza non è algoritmica, e può solo essere conosciuta “sperimentandola” da dentro nel vissuto. I simboli classici e gli algoritmi possono solo parzialmente condividere l’esperienza.

Le parole scritte e parlate forniscono una buona analogia per comprendere meglio la differenza tra i simboli classici e quelli quantistici. I simboli parlati sono dinamici e possono essere descritti con onde sonore. I simboli scritti sono invece statici, e sono usati per memorizzare in un libro o nella memoria di un computer i simboli dinamici. I simboli scritti, inoltre, contengono molta meno informazione di quelli orali, perché mancano di aspetti, quali la prosodia e i gesti facciali, capaci di descrivere molto meglio ciò che si prova. Malgrado ciò, l’esperienza personale e’ infinitamente più ricca della frase parlata che la descrive e quest’ultima è molto più ricca e ciò che si puo’ esprimere con simboli scritti.

Irriducibile
La coscienza, la vita, i computer e la nostra natura

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(Irriducibile - Federico Faggin, ed. Oscar Mondadori - pagg. 181-184)
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