La reincarnazione esiste? Che cosa si reincarna dopo la morte?

Una selezione di risposte date dai saggi delle tradizioni orientali, Advaita Vedanta e Buddhismo.

“Quando muori lasci dei ricordi nell’aria, intorno a te. Se sei stato infelice, tutte le tue miserie trovano posto un po’ qui e un po’ là, entrano in qualche altro sistema di ricordi. Oppure entrano tutto in una volta in qualche altro grembo, ed è per questo che qualcuno può ricordarsi del proprio passato. Non è il tuo passato. E’ la mente di qualcun altro che hai ereditato. La maggior parte della gente non ricorda niente perché non ha ereditato in un unico blocco, il patrimonio di ricordi di un unico individuo. Non esiste la reincarnazione, bensì l’infelicità che si reincarna. La felicità non lascia tracce.” Osho

La reincarnazione spiegata da Ramesh Balsekar: non c’è un’anima che trasmigra

“Vi sono azioni, ma non l’agente delle azioni. Non vi è entità che trasmigra, nessun sé viene trasferito dall’uno all’altro. Tutto ritorna nello scrigno della Coscienza da cui viene ridistribuito ai nuovi organismi. Tutti i fasci di azioni vengono raccolti insieme e i loro componenti redistribuiti. Ma non tornano al fascio originario, perché sarebbe come supporre un’anima. La mente crea il concetto di un’anima che passa da un corpo all’altro, come se la Coscienza non avesse altro da fare che occuparsi di punire e premiare le anime!”

“Per citare le parole del Buddha: “Non esiste l’anima”, quindi l’anima non potrebbe passare ad una nuova incarnazione. L’intelletto ama pensare alla reincarnazione perché l’ego non vuole morire. L’ego dice: “So che questo corpo deve morire, ma io non voglio morire”.

Su quali basi poggia il concetto della rinascita? La teoria della reincarnazione si basa sul concetto infondato e sull’errata presunzione che sia l’individuo a ‘fare’ qualunque cosa. Se le azioni sono buone, rinasce in condizioni favorevoli. Se una persona soffre in questa vita, si dice che è dovuto al fatto che nella vita precedente ha commesso delle azioni scorrette. Secondo la teoria della reincarnazione, l’ego non muore perché è colui che ‘agisce’. Con la teoria della reincarnazione, l’intelletto si rassicura: “Ah! Almeno ho scoperto una ragione alla mia sofferenza”. Trova una giustificazione alla tragedia di bambini che nascono handicappati o al fatto che un individuo nasca milionario o povero.

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L’intelletto dice: “Ora so perché lui è milionario ed io sono povero”. L’intelletto accetta. Tuttavia la mia domanda è questa: Chi raccoglie i frutti delle buone o brutte azioni? In un altro corpo ci sarà un altro ego.

La personalità del futuro corpo sarà plasmata dalla totalità della Coscienza universale, che contiene in Sé tutte le possibili immagini che essa continua a generare. Questa collezione completa viene ripartita tra i nuovi corpi man mano che vengono creati con determinate caratteristiche, caratteristiche che manifesteranno proprio quelle azioni previste dalla commedia scritta dal Divino Drammaturgo.

Nessun individuo in quanto tale è la rinascita di un’entità passata. Per guanto riguarda il Sé e l’io, esiste probabilmente una certa incomprensione. Quando si dice che il Sé è la realtà e l’io è un impostore, si crea la falsa impressione che tutti gli ‘io’ hanno un Sé proprio. Non è così. Ci sono miliardi di ‘io’, ma un solo Sé, e anche questo è un concetto! Sembra una barzelletta, un puzzle incredibilmente complicato!”

Ramesh Balsekar

Chi raccoglie i frutti delle azioni?

Domanda: Se non ci sono né il sé né l’anima, secondo la prospettiva buddhista, chi o cosa rinasce? Chi o cosa gode i frutti delle buone e delle cattive azioni?

Risposta: Ecco, vedete, fondamentalmente non c’è nessuno che rinasca e nessuno che goda dei frutti. Ciò che rinasce sono i desideri che replicano se stessi. I desideri scaturiscono dall’ignoranza e danno l’impressione che qualcuno abbia problemi, qualcuno sia infelice o depresso. I desideri danno l’impressione che la vita debba essere diversa da quello che è. Il processo della rinascita non appartiene a nessuno; è solo un processo di condizioni causali.

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Con l’attenzione, vi renderete conto che i frutti della nascita e delle azioni passate si producono in quel modo. Se conservate l’attenzione su questo fatto, non date nascita a nessuno che rinasca. Non create l’illusione che qualcuno riceva qualcosa, diventi qualcosa o venga punito per qualcosa. Semplicemente, il momento presente è il risultato di azioni passate. Se sappiamo, non soffriamo per le condizioni presenti che stiamo sperimentando. E’ molto difficile da capire dal punto di vista personale, perciò il buddhismo spicciolo insegna semplicemente: se fai il bene, ricevi il bene; se fai il male, ricevi il male; perciò dovresti comportarti bene, non male. E’ un modo di parlare convenzionale.

Quando si continua a praticare, la comprensione del dhamma aumenta e si è più consapevoli della vera natura delle cose. Allora, l’idea di ricevere il bene o ricevere il male non ha più senso. A quel livello, non è più questione di comportarsi bene o male. Si agisce in base alle opportunità di fare del bene, ma la motivazione non parte dall’idea che qualcuno ne ricavi alcunché. Non c’è più alcuna inclinazione a compiere cattive azioni, perché il male ha il potere di attrarre solo quando sussiste l’illusione fondamentale del sé. Quando si rinuncia a tale autoillusione, non ci sono più problemi. Rimane solo il fatto di compiere buone azioni, ma si agisce in tal modo solo perché è giusto, non per ottenere guadagni o benefici personali.

D.: Mi stai dicendo che la bontà, per un saggio, è un fatto naturale? Che non c’è la sensazione di dover fare il bene; che è solo una risposta naturale alle situazioni?

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R.: Sì, è una risposta naturale che contrasta con l’impulsività derivata dall’ignoranza. Senza la saggezza, abbiamo impulsi a cui decidiamo di dar corso o reprimere. Con la saggezza, esiste una risposta spontanea alla vita a partire dalla mente pura universale, e non dall’idea che si debba fare il bene perché, se si compie il male, si viene puniti. – Ajahn Sumedho (Tratto da santacittarama.org)

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