La riflessione di oggi di Simplicio:
«Piangere o ridere? Dipende da chi mi guarda.»

Riflessione sul piangere o ridere e la prospettiva di Simplicio
A volte non cambiamo umore, cambiamo pubblico. Con qualcuno possiamo permetterci di essere fragili, con altri preferiamo sorridere e passare oltre. Non è da etichettare sempre come falsità: a volte è prudenza, altre volte è soltanto abitudine.
Però, dobbiamo fare attenzione e porci una domanda: per mostrarci sempre come gli altri si aspettano, finiamo per dimenticarci come stiamo davvero?
A volte ridiamo per non far vedere che stiamo male. Minimizziamo un dispiacere per non preoccupare qualcuno, facciamo buon viso per evitare domande scomode.
Non sempre fingiamo per ingannare gli altri: qualche volta lo facciamo per proteggerci.
Ma se passiamo troppo tempo a preoccuparci di come appariamo, rischiamo di perdere di vista come stiamo veramente.
Non è che dobbiamo raccontare tutto a tutti. Possiamo scegliere cosa condividere, e con chi. La differenza è tra scegliere e sentirsi obbligati.
In fondo la domanda non è se sia meglio piangere o ridere, ma quanto spazio lasciamo agli altri nel decidere quale delle due cose possiamo permetterci.
Simplicio, naturalmente, non si è posto nessuna di queste domande e ha colto il lato opportunistico.
«Dipende da chi mi guarda.»
Lui però lo dice senza farne un problema. Che forse è l’unica parte difficile.
