Se cerchi spesso rassicurazioni, non è un difetto da correggere né una debolezza da catalogare.
La mente, quando teme di perdere, stringe.
E stringendo, si confonde: crede che tutto ciò che si allenta stia scomparendo.Ma non tutto ciò che si scioglie si perde.
Lascia un po’ di spazio. Il resto troverà il suo posto da sé.– Lao Zen Scacciapensieri

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Spunti di riflessione del saggio Lao Zen Scacciapensieri
La ricerca di rassicurazione non è un difetto da correggere, ma un riflesso un po’ ansioso e molto umano della mente che dice: “Ehi, teniamoci qualcosa di stabile, per favore!”. Non serve darle la caccia con il bastone, ma accorgersi che è già lì, mentre succede. Come quando ti accorgi che stai stringendo il pugno solo dopo che la mano ha già deciso da sola.
Quel “stringere” è un classico movimento da mente in modalità sicurezza: l’attaccamento che, per proteggere, restringe. E nel restringimento succede che tutto diventa più urgente, più fragile, più incline a sembrare sul punto di cadere giù dal tavolo della realtà. Peccato che tante volte non stia cadendo nulla, tranne la nostra tranquillità.
Il trucco è che lì dentro nasce un’illusione: non cambia il mondo, cambia il modo in cui lo stai trattenendo. Il vuoto tra le cose viene interpretato come “mancanza”, quando in realtà potrebbe essere semplicemente spazio libero. Ma la mente, si sa, davanti allo spazio libero si agita: lo scambia per disordine e chiama subito il servizio rassicurazioni.
“Non tutto ciò che si scioglie si perde” che in parole meno zen vuol dire: non è che ogni cosa che smette di essere stretta stia scappando. A volte sta solo tornando a essere ciò che era, senza il nostro dito puntato sopra.
Dal punto di vista della psicologia pratica, la rassicurazione funziona come un piccolo calmante emotivo: efficace, rapido, e con la simpatica tendenza a farsi chiamare sempre più spesso. Il problema non è usarlo, ma diventare il suo centralinista 24/7. E allora si può fare una cosa diplomatica: non litigare con il pensiero, offrigli un tè e lascialo parlare senza dargli il microfono principale.
“Puoi esserci,” digli, “ma non sei tu a condurre la danza.”
Infine, lascia un po’ di spazio, cioè: smetti di comprimere tutto subito in una spiegazione definitiva. In linguaggio moderno: aumenta la tolleranza all’incertezza. Smetti di chiudere il mondo in una scatola mentre sta ancora muovendosi.
La parte ironica è che la mente cerca sicurezza come se fosse una destinazione finale, tipo “arrivo e finalmente posso rilassarmi per sempre”. Ma la vita, con una certa educazione zen e un pizzico di sarcasmo, si muove più come una porta girevole: non si esce dall’incertezza, si diventa più bravi a non farsi male girando.
Pian piano, se smetti di stringere tutto per controllarlo, vedrai che non perdi controllo, ma smetti solo di confondere il controllo con la pace.
