Avete mai notato come le parole arrivino quasi sempre al momento sbagliato? Quante volte non troviamo quella giusta, o arriva troppo tardi. Altre volte speriamo in una che ci conforti. . . e ne riceviamo un’altra che ci delude. E poi ci sono momenti in cui le parole si sprecano, a dispetto di un saggio silenzio. – Pensiero del Giorno Blog
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Spunti di riflessione di oggi
Che le parole non arrivino come e quando vorremo, non è solo una questione di tempismo, ma di attesa e di speranza. Quante volte cerchiamo quella parola giusta che possa dare senso a ciò che proviamo, e invece resta imprigionata nel silenzio, o ci arriva troppo tardi, ormai inutile.
E quante altre volte, nel desiderio di conforto, ne riceviamo una che ci mortifica, perché rivela verità che non siamo pronti ad affrontare. Poi ci sono momenti in cui le parole si accumulano, e letteralmente, si sprecano, come se temessero il silenzio o lo rinnegassero, dimenticando che talvolta è proprio il silenzio a contenere più saggezza di mille discorsi.
Mi viene da pensare che il problema non è delle parole, ma di noi, che non sappiamo mai ascoltarle quando è il momento giusto, e perché? Siamo troppo distratti, troppo abituati a svalutare la parola, che ha invece, un potere “magico” e molto creativo. Il più delle volte, siamo occupati a sproloquiare nella nostra mente, senza nemmeno seguire il filo del discorso e incapaci di fermarci al momento opportuno, ci troviamo impreparati a dire a noi stessi e agli altri ciò che conta davvero nell’istante in cui dovremmo.
Le parole sbagliate secondo Freud e la psicanalisi
Ciò che definiamo come “parole che arrivano al momento sbagliato”, secondo la psicanalisi e la visione di Freud, non è affatto un accidente. Ogni parola è, in un certo senso, il sintomo di un conflitto interno. Quando non riusciamo a trovare la parola giusta, o quando questa arriva troppo tardi, non è colpa del linguaggio: è il nostro Io che, per difesa, trattiene ciò che l’Es (la forza impulsiva e inconscia dentro di noi) desidera esprimere.
Allo stesso modo, quando speriamo in una parola che ci conforti, ma ne riceviamo una che ci ferisce, ciò accade perché le nostre aspettative sono già colorate dalle pulsioni inconsce. Il mondo esterno, attraverso la parola, non fa altro che restituirci ciò che il nostro inconscio già conosce: verità scomode, desideri repressi, timori latenti.
Mentre, quel silenzio che talvolta ci pare “saggio”? È anch’esso significativo. Può essere il segno di un Io che trattiene l’espressione verbale, per evitare di destabilizzare l’equilibrio psichico o per difendere l’individuo da emozioni troppo intense.
Semplificando, le parole non vanno perse o sprecate: esse sono indicatori, sempre, di ciò che avviene nella nostra psiche. Chi le sa ascoltare, capisce molto più di quanto esse apparentemente dicano.
Ecco cosa diceva Sigmund Freud a proposito dell’importanza delle parole:
Le parole erano originariamente incantesimi, e la parola ha conservato ancora oggi molto del suo antico potere magico. Con le parole un uomo può rendere felice un altro o spingerlo alla disperazione, con le parole l’insegnante trasmette il suo sapere agli studenti, con le parole l’oratore trascina l’uditorio con sé e ne determina i giudizi e le decisioni. Le parole suscitano affetti e sono il mezzo generale con cui gli uomini si influenzano reciprocamente.
