Anche questo passerà

C’era una volta un re che, come tutti i re, aveva tutto…e proprio per questo era inquieto.

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Un giorno convocò i saggi della sua corte e disse loro:

«Voglio un anello.
Un anello bellissimo. Ho un diamante straordinario e desidero incastonarlo lì dentro.
Ma sotto il diamante voglio nascondere un messaggio.
Un messaggio minuscolo, due o tre parole al massimo.
Qualcosa che mi sia di aiuto quando mi troverò nel momento peggiore possibile.»

I saggi si misero all’opera. Erano uomini colti, pieni di libri, pieni di pensieri.
Potevano scrivere interi volumi sulla sofferenza, sull’anima, sul destino.
Ma ridurre tutto questo a due o tre parole… no.
Non ci riuscirono.

Ora, a palazzo viveva anche un vecchio servitore.
Non era un dotto, non era un filosofo.
Ma era stato lì da sempre. Aveva visto crescere il re.
E, come spesso accade, aveva visto più vita lui di tutti i saggi messi insieme.

Un giorno disse al re:

«Io non sono un sapiente.
Ma conosco quel messaggio.
Non viene dai libri.
Viene da qualcuno che ha visto

E raccontò che, molti anni prima, aveva servito un mistico, ospite del padre del re.
Un uomo che non insegnava nulla, ma la cui presenza insegnava tutto.

«Quando se ne andò», disse il vecchio,
«mi lasciò questo.»

Scrisse poche parole su un foglietto, lo piegò e lo porse al re.

«Non leggerlo adesso.
Mettilo nell’anello.
Aprilo solo quando non ci sarà più nulla da fare.
Quando la mente avrà esaurito tutte le sue soluzioni.»

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Il tempo passò.
E, come sempre accade, il momento arrivò.

Il regno fu invaso.
Il re fuggiva a cavallo, inseguito dai nemici.
Davanti a lui: un baratro.
Dietro di lui: il rumore dei cavalli, sempre più vicino.

Non c’era via d’uscita.

E allora — non perché fosse saggio, ma perché non aveva alternative —
si ricordò dell’anello.

Lo aprì.
Lesse il messaggio.

Diceva:

“Anche questo passerà.”

E accadde qualcosa di curioso.
La situazione non cambiò immediatamente.
Il baratro era ancora lì.
I nemici erano ancora alle sue spalle.

Ma lui cambiò.

Un silenzio profondo scese dentro di lui.
Come se, per un istante, fosse uscito dalla storia.
Come se non fosse più intrappolato nell’urgenza di vincere o perdere.

E sì, anche quello passò.
I nemici presero un altro sentiero.
Il pericolo svanì, come un sogno al risveglio.

Anni dopo, il re riconquistò il regno.
Entrò nella capitale tra musica, danze, applausi.
Si sentiva grande. Importante. Quasi eterno.

Accanto a lui camminava il vecchio servitore.

E disse, con la stessa semplicità di sempre:

«Questo è un buon momento per leggere di nuovo il messaggio.»

Il re protestò:
«Ma ora va tutto bene! Ora sono al culmine!»

Il vecchio sorrise:
«È proprio per questo.»

Il re aprì l’anello.
Lesse ancora:

“Anche questo passerà.”

E di nuovo, lo stesso silenzio.
La folla c’era ancora.
La musica c’era ancora.
Ma l’ego… no.

E allora il re chiese:
«C’è altro?»

Il vecchio annuì.
«Sì. Il mistico disse un’ultima cosa.»

E fu questa:

«Tutto passa.
Le vittorie passano.
Le sconfitte passano.
I pensieri passano.
Le emozioni passano.

Ma tu — come colui che osserva — resti.»

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E in quel momento il re capì.
Non con la mente, ma con un sorriso leggero.

Perché non era più solo un personaggio nella storia.
Era lo spazio in cui la storia accadeva.

Origini della storia

La frase “Anche questo passerà” (in inglese “This too shall pass”) è legata a una storia di origine antica, raccontata in più versioni, tutte con lo stesso significato: limpermanenza di ogni cosa, sia del dolore sia della felicità.

La versione più famosa: il re Salomone

Secondo la tradizione ebraica e medio-orientale, il re Salomone, celebre per la sua saggezza, chiese ai suoi consiglieri una frase che potesse:

  • renderlo umile nei momenti di gloria
  • consolarlo nei momenti di dolore

Dopo aver riflettuto, gli portarono un anello con incisa la frase:

“Anche questo passerà”

Salomone capì che quelle parole contenevano una grande verità:
nessuna situazione è permanente.

La versione persiana / sufi

In un’altra tradizione, di origine persiana e sufi, un re disperato chiese ai saggi una frase che fosse vera in ogni circostanza. Dopo giorni di silenzio, gli offrirono la stessa sentenza:

“Anche questo passerà”

Il re comprese che:

  • il dolore non è eterno
  • ma nemmeno il potere, la ricchezza o la gioia

Diffusione moderna

La frase è diventata popolare in Occidente anche grazie a:

  • Abraham Lincoln, che la citò in un discorso nel 1859
  • la letteratura spirituale, filosofica e motivazionale

Il significato profondo

“Anche questo passerà” ci ricorda che:

  • le sofferenze non durano per sempre: quindi non disperare.
  • I momenti felici sono transitori: quindi vivili con gratitudine.

È una frase semplice, ma potentissima, usata da secoli come ancora emotiva e spirituale.

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La morale della storia secondo me

Sai, ci passiamo tutti attraverso momenti in cui pensiamo: “Questo durerà per sempre.”
Può essere dolore, paura, confusione, o al contrario, felicità, trionfo, orgoglio.
E in entrambi i casi siamo intrappolati dall’illusione di permanenza, come se quella condizione non dovesse mai più cambiare.

Il re della storia pensava che il messaggio nell’anello servisse solo quando tutto sembrava perduto.
Ma il vecchio servitore, e il mistico che l’aveva preceduto, sapevano qualcosa che la mente razionale fatica a vedere:
la vita non è una serie di eventi da controllare o trattenere, ma un flusso che scorre incessantemente, e noi siamo inevitabilmente come l’acqua in un fiume: osserviamo, viviamo, ma non possiamo fermarla.

“Anche questo passerà.”
E’ una frase da applicare quasi come una chiave magica: apre una porta.
Ti permette di respirare attraverso la tempesta, di non aggrapparti all’ebbrezza della vittoria, di non farti schiacciare dal peso della sconfitta.

E la cosa meravigliosa?
Quando realizzi che tutto passa, realizzi anche che qualcosa rimane.
Non le ricchezze, non il potere, non l’orgoglio. . .
ma tu, l’osservatore silenzioso, il testimone che vede la danza di gioia e dolore senza farsi inghiottire.

La vita smette di essere una battaglia tra opposti e diventa un dipinto o un’armonia musicale.
Un ritmo che scorre, e tu sei l’eco silenziosa che ascolta.

Così la morale non è “sopporta” o “godi”, ma piuttosto: ricorda chi sei davvero, mentre tutto passa.

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