Il forse è la parola più bella del vocabolario italiano, perché apre delle possibilità, non certezze . . . Perché non cerca la fine, ma va verso l’infinito. – Giacomo Leopardi
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Spunti di riflessione del giorno
Sinceramente, la parola forse mi è sempre piaciuta. È una di quelle parole che nei momenti giusti ti fanno compagnia, come un amico che non ti dice mai cosa devi fare, ma ti guarda e ti dice: “Eh… vediamo”. Perché il forse non chiude. Non è come un sì o un no, che ti sistemano subito le cose – e pure i guai. Il forse ti lascia spazio, ti dà tempo. E in un mondo che corre sempre, che ti vuole sicuro, deciso, efficiente . . . il forse è poesia.
Il forse è la porta che non si chiude mai. È quel “può darsi” che ti fa ancora credere che le cose possano cambiare, migliorare, che quel progetto mai realizzato forse l’anno prossimo si concretizzerà, o che quella persona che ti ha detto di no . . . magari ci ripensa. ‘Forse’ ti dice che non tutto è perduto, che c’è margine per un futuro diverso.
E poi, filosoficamente parlando, il forse è una piccola forma di infinito. Perché quando dici “forse”, non stai mettendo un punto, stai mettendo tre puntini. E i puntini, come sanno bene i poeti e gli innamorati, non finiscono mai.
Però, attenzione! Perché il “forse” di cui parliamo non è quello di chi non sa decidere mai, di chi ti tiene sulle spine di proposito, quello delle utopie irrealizzabili che ti alienano: è, invece, il forse che ti dona apertura interiore, che diventa una grande risorsa per dare nuovo impulso alla vita, sapendo che nulla è ancora definito, finché non lo vivi.
Perciò viva il forse, viva la possibilità. Perché è lì che abita la speranza. Anche la vera saggezza non sta nel sapere tutto, ma nel sapere che tutto . . . forse non è sempre come si crede.
