Frasi di oggi: venerdì 23 ottobre 2026 - Ora locale 19:04:05
Così come la primavera non chiede ai rami il permesso di fiorire, il nuovo sorge quando il vecchio si dissolve senza rimpianto. L'albero non trattiene le foglie secche, né il fiume si aggrappa all'acqua che scorre. Trattenere il passato è come cercare di fermare le onde del mare. Le onde si infrangono lo stesso e tu finisci bagnato. Allora, meglio imparare a nuotare… o almeno portare un asciugamano!
- Lao Zen Scacciapensieri
Cosa ti trasmette questa riflessione?
Lao Zen Scacciapensieri oggi ci racconta: 'Un tempo, un vecchio saggio e un giovane discepolo sedevano sulla riva di un fiume. Il giovane, con aria afflitta, disse:
'Maestro, non riesco a lasciar andare il passato. Ogni ricordo è come un sassolino nella scarpa: piccolo, ma fastidioso.'
Il vecchio, con un sorriso beffardo, raccolse un pugno di sabbia e lo lasciò cadere nell’acqua.
'Vedi, ragazzo, il fiume non si ferma a piangere ogni granello che perde. Scorre, e basta.'
Il giovane annuì, ma poi obiettò:
'E se il fiume volesse trattenere l’acqua?'
Il maestro rise:
'Allora smetterebbe di essere un fiume e diventerebbe una pozzanghera stagnante, piena di zanzare e rimpianti.'
Il ragazzo sospirò, guardando l’acqua scorrere via.
'Maestro, lasciare andare è difficile.'
Il vecchio alzò le sopracciglia e scosse la testa.
'Difficile? No, difficile è trattenere ciò che scappa da solo. È come abbracciare il vento e sperare che non soffi via. O peggio, è come provare a fermare le onde del mare con le mani. Sai cosa succede?'
'Cosa?'
'Ti bagni. E sembri pure sciocco.'
Il giovane scoppiò a ridere. Il maestro si alzò, stiracchiandosi.
'Quindi, ragazzo, se proprio non vuoi lasciar andare, almeno portati un asciugamano.'
Per addentrarci meglio nell’argomento immaginiamo di essere nel bel mezzo di una passeggiata nel bosco, cercando di riconoscere vecchi sentieri ormai scomparsi, quando ci accorgiamo di avere in mano una vecchia cartina ingiallita. Non c’è nulla di male, a meno che non crediamo che quella cartina possa riportarci indietro nel tempo.
Ma qui entra in gioco il problema psicologico che tanto piaceva a Jung: il rimpianto. Questo piccolo parassita della psiche che si nutre delle immagini che abbiamo creato di noi stessi nel passato, e che ci spinge a tornare indietro come se la macchina del tempo fosse a portata di mano.
Jung parlava di Ombra, quella parte di noi che non possiamo accettare e che, spesso, si riflette nei rimpianti. E quale miglior riflesso della nostra Ombra se non l’idea che, in qualche modo, possiamo correggere il passato? Come se potessimo fare a meno di quel piccolo errore in più che, alla fine, ci ha dato quella caratteristica che ora chiamiamo saggezza… o forse miglioramento? Ma è proprio questo che ci ostiniamo a fare: guardare il nostro riflesso nel lago e chiedere perché la faccia sembri così diversa da quella che ricordavamo.
Il rimpianto ci lega al passato come un cane affezionato a un osso ormai non più commestibile. Nonostante il buon senso ci dica di lasciar andare, noi continuiamo a tirarlo fuori dalla sua tana psicologica, sperando che il passato diventi qualcosa di diverso, che possiamo domare, controllare. Ma, come diceva Jung, ‘se non rendiamo consapevole l’inconscio, esso continuerà a dirigere la nostra vita e noi lo chiameremo destino.’
Quindi, magari, invece di continuare a rimuginare su quel passo falso, è meglio accettare che il nostro passato è come una torta con qualche pezzetto di glassa un po’ bruciata. Non possiamo certo rifarla, ma possiamo mangiarla con il sorriso, sapendo che la torta che mangeremo domani avrà un gusto diverso, più ricco, grazie alla combinazione di quei pezzi ormai bruciati.
La prima parte della vita si trascorre desiderando la seconda; la seconda a rimpiangere la prima.
La crisi è come il vento, bussa alla porta, ma oggi è il giorno in cui lasciarla fuori. Lascia che bussi un po', tanto non c'è fretta. Se cerchi di risolvere tutto ora, rischi solo di fare un casino più grande. Respira, rilassati, il dramma può aspettare.
C'è un tempo per sradicare e fare ordine: via le piante morte, via le relazioni che ormai sono più morte del basilico a gennaio. Se qualcosa ti annoia, mandalo in pensione. La vita non aspetta, quindi fai spazio a ciò che merita davvero!
Chi sogna il fragore dell'applauso, prima deve battere un chiodo, o almeno scrivere una riga. L'ambizione senza azione è come un cuoco che impasta con maestria, ma dimentica di accendere il forno: grande entusiasmo, nessuna torta. Ma niente panico, qualcuno crede in te… e nel peggiore dei casi, esistono sempre i biscotti confezionati!
Il saggio sa che anche due calzini spaiati hanno un loro senso. Per cui, rifletti: non è giudizioso chi passa la vita a cercare l'ordine in ciò che nasce ribelle. Trova l'equilibrio, ma ricorda: a volte, due calzini diversi scaldano i piedi allo stesso modo. Accetta il caos come parte dell’ordine.
C'è chi cade nella buca una volta e si rialza come l'acqua che trova il suo corso. C’è chi cade nella stessa buca due volte e contempla il cielo, cercando risposte tra le nuvole. Poi c'è chi mette una sedia nella buca, la chiama 'rifugio' e si lamenta della vista. Se non puoi evitare la buca, siediti con dignità, ma ricorda di portarti un cuscino.
Se cammini lungo una strada e scopri che non è quella giusta, sorridi e ricorda: anche Dio, nella Sua saggezza, ha creato le inversioni a U. Non temere di tornare indietro, poiché spesso la via giusta comincia proprio dove pensavi di aver sbagliato. E se qualcuno ti punisce per aver cambiato direzione, ricorda: una multa è solo il prezzo che paghi per aver cercato di trovare il vero cammino. L'importante è che tu cammini, non dove, ma come.
Il saggio comprende che il desiderio è un pozzo senza fondo: più versi, più manca. Lo stolto accumula oggetti come il vento raccoglie foglie, ma resta nudo davanti al proprio vuoto. Se proprio devi cedere alla tentazione, fa' che sia per qualcosa di utile e almeno assicurati che non sia un corso su 'Come smettere di comprare cose inutili'. Però, ricorda che rinunciare ai desideri è nobile, tuttavia, se ci rinunci troppo, finisci per essere come un monaco che mangia solo riso e vede una bistecca alla fiorentina al posto della ciotola.
Chi si preoccupa delle porte chiuse, non sa se l'universo lo stava proteggendo da un destino tragico o se semplicemente gli stava risparmiando la fila per la festa della vita. Ma in fondo, perché saperlo? Meglio non sapere e continuare a mangiare il gelato, che è già abbastanza dolce.
"Perché concentrarsi su ciò che non arriva, quando hai già qualcosa tra le man..."
— GiannaV
