Perché si forma l’ego o io e come superarlo? Riflessioni di Vimala Thakar estratte dal libro “Ego“.

“La formazione del concetto ‘io’ è un processo che ha avuto inizio milioni di anni fa e ne abbiamo individuato l’origine nella costruzione della nostra immagine di modelli reattivi, e così via. Ma l’io è qualcosa che riceviamo alla nascita.

Nasciamo con determinati processi biologici, assieme a un’eredità fisiologica e psicologica che riceviamo dalla famiglia, dagli antenati, dalla casta, dal gruppo sociale, dalla collettività e dall’intera specie umana. Siamo il prodotto di processi psicologici in atto da milioni di anni.

L’io‘ secondo me è un concetto. E’ un’agenzia di controllo a livello psicologico, che non ha una realtà di fatto, ma solo una realtà concettuale. Non sto dicendo che questa realtà concettuale non svolga un ruolo nella nostra vita, che sia utile o priva di significato. Voglio dire che, superando queste limitazioni, possiamo giungere all’illimitato.

Il processo della coscienza ‘io’, il flusso di concetti con cui siamo nati, è il prodotto totale degli sforzi sistematici dell’umanità per creare e ampliare idee, simboli e concetti standardizzandoli attraverso l’etica, le religioni organizzate e istituzionalizzate e le pressioni socioeconomiche.

L’io è quindi un concetto, tanto quanto sono concetti “madre” e “padre”. L’esser maschio o femmina è una realtà biologica, ma essere marito o moglie, genitore o fratello sono solo realtà concettuali. La nostra civiltà possiede un immenso impero concettuale in cui viviamo e di cui usiamo simboli, idee e concetti.

Dobbiamo capire che un simbolo non è la realtà. Idee e concetti sono utili alla vita collettiva, ma non hanno una realtà assoluta. Possiedono solo una realtà strumentale, un valore psicologico simile al valore strumentale del denaro, e non un valore in sé.

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Quindi possiamo parlare di “io”, di “me”, solo in termini psicologici. Quando con “io” intendiamo il corpo si configura un’entità dotata di forma, una figura solida. Anche questa solidità, scientificamente parlando, è un mito, perché la materia non è altro che energia solidificata, un grappolo di energie che interagiscono a vicenda. La materia non ha concretezza al di là delle energie di cui è composta.

L'”io” è dunque un concetto, un’idea, e per essere sinceri non è altro che un mito psicologico. I concetti, le esperienze e i modelli reattivi che sono stati introdotti nel nostro sistema nervoso devono essere gestiti e utilizzati dall’energia dell’intelligenza, dalla sensibilità percettiva. Devono essere usati armoniosamente, eliminando il disordine e creando ordine e armonia.

Inconscio collettivo, subconscio e conscio: come superare i condizionamenti

Quando ci riferiamo al corpo fisico ci siete “voi” e ci sono “io”, ci sono due entità separate, ma in termini psicologici, c’è un’unica mente umana globale.

La coscienza è stata condizionata a reagire in certi modi a determinate parole, ad affrontare in una determinata maniera certe sfide. C’è tutto un condizionamento etnico, linguistico, geografico… strati e strati di condizionamenti che Jung ha chiamato “inconscio collettivo”. Poi c’è il subconscio, formato da contenuti ereditari e il conscio, formato da contenuti più limitati, che sono stati appresi e coltivati.

Gli strati di condizionamenti sono molteplici e tutti collettivi. E’ la mente umana globale. Esiste un corpo individuale, ma non sembra esistere una mente individuale.

Se riuscite a far sì che il flusso della conoscenza scorra dentro di voi senza immaginare un soggetto che conosce, se il flusso dei pensieri scorre dentro di voi in modo ordinato e armonioso, senza immaginare un soggetto pensante, allora l’io, usato a fini collettivi nella vita sociale, non è più un problema.

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Che cos’è l’io?

Ma se non abbiamo una mente, o un io, individuale, perché ognuno di noi reagisce in modo diverso? Potremmo dire che queste differenze derivano da vari fattori. […]

Quindi alla domanda “Che cos’è l’io?”, rispondo “E’ un mito psicologico, una superstizione psicologica.” […]

Siamo nati con i processi del pensiero, della memoria, con le reazioni alle parole, ai suoni e alle difficoltà. Siamo nati con dei processi condizionati, processi involontari che continuano da milioni di anni.

Il termine “io” si riferisce a questi processi, tanto quanto al corpo.”

(Tratto dal libro ‘Ego’ di Vimala Thakar – pagg. 85-87)

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Ma allora come si supera l’Ego?

La risposta alla domanda “Come si supera l’Ego?” riferito al percorso di crescita spirituale, non è semplice. Il superamento dell’io o ego richiede diversi passaggi e lavoro su se stessi che comincia con l’auto-osservazione.

  • La consapevolezza di se stessi è un passo fondamentale. Osservare le proprie azioni, pensieri e emozioni senza giudizio può portare a una comprensione più profonda dell’ego.
  • L‘auto-osservazione costante permette di identificare i modelli di comportamento legati all’ego e di iniziare a distaccarsi da essi.

Le tradizioni esoteriche insegnano che l’ego è un’illusione, una costruzione mentale che crea una falsa identità separata dalla coscienza universale. Riconoscere questa illusione è il primo passo per superarlo. L’ego cerca costantemente di preservare e potenziare questa falsa identità.

Alcuni insegnamenti spirituali fra cui l’Advaita Vedanta, insegnano l’importanza della resa e dell’accettazione. Accettare ciò che è e lasciar andare il bisogno di controllo può ridurre l’influenza dell’ego.

Vi è poi una fondamentale pratica che è quella della non-identificazione, cioé evitare di identificarsi completamente con pensieri, emozioni o ruoli. Riconoscere che queste sono esperienze temporanee e non la vera essenza di chi siamo.

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Vimala Thakar ha dato molti spunti di riflessioni rimarcando che l’io è un costrutto psicologico creato da strati di condizionamenti. Non esiste dunque un vero io individuale, ma una mente collettiva a cui l’essere umano attinge e si conforma. Per giungere alla realizzazione di un’individualità (un’anima o centro di coscienza) occorre, pertanto, rendersi conto della propria frammentazione interiore, iniziando con costanti esercizi di presenza mentale e auto-osservazione senza giudizio.

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