Unità degli opposti fra Buddismo e scienza. Un estratto dall’illuminante e intramontabile libro ‘Il Tao della Fisica‘ di Fritjof Capra.

(Nota: i titoli dei paragrafi successivi al primo e il grassetto di alcune frasi sono stati aggiunti da noi.)

Al di là del mondo degli opposti

“Quando i mistici orientali ci dicono che essi percepiscono tutte le cose e tutti gli eventi come manifestazioni di una fondamentale unicità, ciò non significa che essi asseriscano che tutte le cose sono uguali. Essi riconoscono l’individualità delle cose, ma nello stesso tempo sono consapevoli che tutte le differenze e tutti i contrasti sono relativi, all’interno di un’unità che tutto comprende.

Poiché nel nostro stato di coscienza normale questa unità di tutti i contrasti – e in particolare l’unità degli opposti – è estremamente difficile da accettare, essa costituisce uno degli aspetti più sconcertanti della filosofia orientale. Tuttavia è un’intuizione che sta alle radici stesse della concezione orientale del mondo.

Come si creano gli opposti?

Gli opposti sono concetti astratti che appartengono al mondo del pensiero e in quanto tali sono relativi. Con il solo atto di concentrare la nostra attenzione su un qualsiasi concetto noi creiamo il suo opposto. Come dice Lao-Tzu, «tutti nel mondo riconoscono il bello come bello; in questo modo si ammette il brutto. Tutti riconoscono il bene come bene; in questo modo si ammette il non-bene».

Il mistico trascende questo mondo dei concetti intellettuali, e nel trascenderlo diventa consapevole della relatività e del rapporto polare di tutti gli opposti. Egli si rende conto che buono e cattivo, piacere e dolore, vita e morte non sono esperienze assolute che appartengono a categorie diverse, ma sono semplicemente due facce della stessa realtà: le parti estreme di un tutto unico.

Raggiungere la consapevolezza che tutti gli opposti sono polari, e quindi costituiscono un’unità, è considerato nelle tradizioni spirituali dell’Oriente una delle più alte mete dell’uomo. «Sii eterno nella verità, al di là delle opposizioni terrene» è il consiglio di Krsria nella Bhagavad Gita, e lo stesso consiglio viene dato ai seguaci del Buddhismo. Per esempio, D.T. Suzuki scrive: «L’idea fondamentale del Buddhismo è di superare il mondo degli opposti, un mondo costruito dalle distinzioni intellettuali e dalla corruzione delle emozioni, e di comprendere il mondo spirituale della non-distinzione, che comporta il conseguimento di un punto di vista assoluto».
L’intero insegnamento buddhista – e di fatto tutto il misticismo orientale – ruota attorno a questo punto di vista assoluto che viene raggiunto nel mondo di a-cintya, o «non-pensiero», nel quale l’unità di tutti gli opposti diviene una esperienza viva.

Dice una poesia Zen: Al crepuscolo il gallo annunzia l’aurora; A mezzanotte, il sole risplendente.
L’idea che tutti gli opposti sono polari – che luce e buio, vincere e perdere, buono e cattivo sono soltanto differenti aspetti dello stesso fenomeno – è uno dei princìpi fondamentali del modo di vita orientale. Poiché tutti gli opposti sono interdipendenti, il loro conflitto non può mai finire con la vittoria totale di uno dei poli, ma sarà sempre una manifestazione dell’azione reciproca tra l’uno e l’altro polo.

Yin e Yang

In Oriente, una persona virtuosa non è perciò quella che affronta l’impossibile compito di battersi per il bene e di sconfiggere il male, bensì quella che è capace di mantenere un equilibrio dinamico tra il bene e il male. Questa idea di equilibrio dinamico è essenziale per il modo in cui l’unità degli opposti è sperimentata nel misticismo orientale. Non è mai un’identità statica, ma sempre un’interazione dinamica tra due estremi.

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Questo punto è stato messo in evidenza in modo particolarmente ampio dai saggi cinesi con il loro simbolismo dei poli archetipici yin e yang. All’ unità soggiacente allo yin e allo yang essi davano il nome di Tao e la consideravano come un processo che determina la loro azione reciproca: «Quello che fa comparire una volta l’oscuro ed una volta il chiaro, è il Senso [il Tao]».

Unità dinamica opposti polari Il Tao della Fisica

L’unità dinamica degli opposti polari può essere illustrata con il semplice esempio di un moto circolare e della sua proiezione. Si consideri un punto che si muove lungo una circonferenza. Se questo movimento viene proiettato su uno schermo, esso diventa una oscillazione tra due punti estremi. (Per rispettare l’analogia con il pensiero cinese, abbiamo scritto TAO nella circonferenza e contrassegnato i punti estremi dell’oscillazione con YIN e YANG).

Il punto gira sulla circonferenza con velocità costante, ma nella proiezione rallenta quando raggiunge le estremità, inverte il moto e quindi accelera di nuovo, poi rallenta ancora una volta e così via, in cicli senza fine. In ogni proiezione di questo tipo, il moto circolare apparirà come un’oscillazione tra due punti opposti, ma nel movimento stesso gli opposti sono unificati e superati.

Questa immagine di una unificazione dinamica degli opposti era in realtà profondamente radicata nella mente dei pensatori cinesi, come si può vedere dal passo del Chuang-tzu già citato: «Che l'”io” e l'”altro” non siano più in contrapposizione è la vera essenza del Tao. Solo questa essenza, che appariva come un asse, è il centro del cerchio che risponde ai mutamenti perenni».

Polarità maschile e femminile

Una delle principali polarità della vita è quella tra il lato femminile e quello maschile della natura umana. Come succede con la polarità tra buono e cattivo o tra vita e morte, tendiamo a sentirci a disagio di fronte alla polarità maschio/femmina che è in noi stessi, e siamo quindi portati a dare risalto a uno o all’altro di questi aspetti. La società occidentale ha tradizionalmente favorito più l’aspetto maschile che quello femminile.

Invece di riconoscere che la personalità di ogni uomo e di ogni donna è il risultato di una azione reciproca tra l’elemento maschile e quello femminile, essa ha stabilito un ordine statico in cui si suppone che tutti gli uomini siano maschili e tutte le donne femminili, e ha assegnato all’uomo i ruoli guida e la maggior parte dei privilegi della società.

Questo atteggiamento si è tradotto in una eccessiva importanza data a tutti gli aspetti yang – o maschili – della natura umana: attività, pensiero razionale, competitività, aggressività, e così via.

Le modalità di coscienza yin – o femminili – che possono essere descritte con termini quali intuitivo, religioso, mistico, occulto o psichico, sono state costantemente soffocate nella nostra società di tendenze maschiliste.

Nel misticismo orientale, queste modalità femminili vengono sviluppate e si cerca di realizzare un’unità tra i due aspetti della natura umana. Un essere umano pienamente realizzato è quello che, secondo le parole di Lao-tzu, «sa d’esser maschile e si mantiene femminile».

In molte tradizioni orientali, l’equilibrio dinamico tra le modalità di coscienza maschile e femminile è lo scopo principale della meditazione ed è spesso illustrato in opere artistiche. Una stupenda scultura di Siva nel tempio indù di Elephanta presenta tre facce del dio: sulla destra, il suo profilo maschile che mostra virilità e forza di volontà; a sinistra, il suo aspetto femminile – dolce, affascinante, seducente – e nel centro la sublime unione dei due aspetti nella magnifica testa di Siva Maheśvara, il Grande Signore, che irradia serena tranquillità e distacco trascendente. Nello stesso tempio, iva a è anche rappresentato in forma androgina, metà uomo, metà donna; i movimenti sinuosi del corpo del dio e il sereno distacco della sua faccia simboleggiano, di nuovo, l’unificazione dinamica del maschio e della femmina.

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Siva Maheśvara tempio Elephanta

Nel Buddhismo tantrico, la polarità maschio/femmina è spesso illustrata con l’aiuto di simboli sessuali. La saggezza intuitiva è vista come la qualità passiva, femminile, della natura umana, l’amore e la compassione come la qualità attiva, maschile, e l’unione di entrambe nel processo di illuminazione è rappresentata con estatici amplessi sessuali di divinità maschili e femminili.

I mistici orientali affermano che si può avere l’esperienza dell’unione della propria mascolinità e della propria femminilità solo quando si è raggiunto un livello superiore di coscienza, nel quale il mondo del pensiero e del linguaggio è trasceso e tutti gli opposti appaiono come un’unità dinamica.

Unificazione degli opposti nella fisica moderna

Ho già sostenuto che un livello di questo genere è stato raggiunto nella fisica moderna. L’esplorazione del mondo subatomico ha rivelato una realtà che continuamente trascende il linguaggio e il ragionamento, e l’unificazione di concetti che finora erano sembrati opposti e non conciliabili risulta essere una delle più sorprendenti caratteristiche di questa nuova realtà.

Questi concetti apparentemente inconciliabili non sono generalmente gli stessi di cui si occupano i mistici orientali – sebbene talvolta lo siano – ma la loro unificazione a un livello di realtà non ordinario corrisponde all’unificazione di cui parla il misticismo orientale.

I fisici moderni dovrebbero perciò essere in grado di raggiungere una comprensione profonda di alcuni dei principali insegnamenti dell’Estremo Oriente col metterli in relazione con le esperienze che essi hanno nel loro specifico settore di studio.

In effetti, un piccolo ma crescente numero di giovani fisici ha trovato così il più valido e stimolante approccio al misticismo orientale. Nella fisica moderna, esempi di unificazione di concetti opposti si possono trovare a livello subatomico, dove le particelle sono sia distruttibili sia indistruttibili, dove la materia è sia continua sia discontinua e dove forza e materia sono soltanto aspetti diversi dello stesso fenomeno. In tutti questi esempi, che verranno esaminati ampiamente nei prossimi capitoli, risulta che lo schema dell’opposizione dei concetti, derivata dalla nostra esperienza quotidiana, è troppo ristretto per il mondo delle particelle subatomiche.

La teoria della relatività è fondamentale per la descrizione di questo mondo e nel contesto «relativistico» i concetti classici sono superati nel passaggio a un numero superiore di dimensioni, lo spazio-tempo quadridimensionale. Gli stessi concetti di spazio e di tempo, che erano sembrati completamente distinti, sono stati unificati nella fisica relativistica. Su questa unità fondamentale si basa l’unificazione dei concetti opposti ricordata sopra.

Come avviene per l’unità degli opposti di cui fanno esperienza i mistici, essa si verifica ad un «livello superiore», cioè con una ulteriore dimensione, e si presenta come una unità dinamica, perché lo spazio-tempo relativistico è una realtà intrinsecamente dinamica nella quale gli oggetti sono anche processi e tutte le forme sono configurazioni dinamiche.

Per rendersi conto di come si realizza l’unificazione di entità apparentemente separate quando si aggiunge un’ulteriore dimensione non è strettamente necessaria la teoria della relatività, in quanto tale unificazione può anche essere sperimentata passando da una a due dimensioni, oppure da due a tre. Nell’esempio precedente del moto circolare e della sua proiezione, i poli opposti dell’oscillazione in una dimensione (lungo una linea) sono unificati nel moto circolare in due dimensioni (su un piano). Il disegno rappresenta un altro esempio, che comporta il passaggio da due a tre dimensioni. Esso mostra un anello a forma di «ciambella» tagliato orizzontalmente da un piano.

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Nelle due dimensioni di quel piano, la sezione appare composta da due dischi completamente separati, ma in tre dimensioni questi dischi appaiono come parti di un unico oggetto. In modo analogo, entità che sembrano separate e non conciliabili vengono unificate, nella teoria della relatività, col passaggio da tre a quattro dimensioni.

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Realtà multidimensionale

Il mondo quadridimensionale della teoria della relatività è il mondo nel quale forza e materia
sono unificate; in esso la materia può apparire sotto forma di particelle discontinue o come campo continuo. In questi casi, tuttavia, non possiamo più visualizzare efficacemente tale unità. I fisici possono «fare esperienza» del mondo quadridimensionale dello spazio-tempo attraverso il formalismo matematico astratto delle loro teorie, ma la loro immaginazione visiva — come quella di qualsiasi altra persona è limitata al mondo tridimensionale dei sensi. Gli schemi del nostro linguaggio e del nostro pensiero si sono sviluppati in questo mondo tridimensionale e perciò troviamo estremamente difficile trattare la realtà quadridimensionale della fisica relativistica.

I mistici orientali, d’altra parte, sembrano in grado di percepire direttamente e concretamente una realtà multidimensionale. Nello stato di profonda meditazione essi trascendono il mondo tridimensionale della vita quotidiana e avvertono una realtà completamente diversa, nella quale gli opposti sono unificati in un tutto organico. Quando i mistici tentano di esprimere questa esperienza con parole, si trovano di fronte agli stessi problemi dei fisici che tentano di interpretare la realtà multidimensionale della fisica relativistica.

Ecco come si esprime il Lama Govinda: «… si raggiunge un’esperienza di dimensionalità superiore attraverso l’integrazione delle esperienze di centri e di livelli di coscienza diversi. Di qui l’indescrivibilità di certe esperienze di meditazione sul piano della coscienza tridimensionale e nell’ambito di un sistema di ragionamento che riduce le possibilità di espressione, imponendo ulteriori limiti al processo del pensiero».

Il mondo quadridimensionale della teoria della relatività non è l’unica situazione della fisica moderna nella quale concetti apparentemente contraddittori e inconciliabili si rivelano nient’altro che differenti aspetti della stessa realtà. Forse il caso più noto di tale unificazione di concetti contraddittori è quello dei concetti di particella e di onda nella fisica atomica.

L’aspetto duale della materia: particella e onda

A livello atomico, la materia ha un aspetto duale: si manifesta come particella e come onda. L’aspetto che essa presenta dipende dalla situazione: in alcuni casi predomina l’aspetto corpuscolare, in altri quello ondulatorio; e questa natura duale è tipica anche della luce e di tutte le altre radiazioni elettromagnetiche.

La luce, per esempio, è emessa e assorbita sotto forma di «quanti», o fotoni, ma quando viaggiano attraverso lo spazio queste particelle di luce appaiono come campi elettrici e magnetici variabili che presentano tutti i comportamenti caratteristici delle onde.

Normalmente, gli elettroni sono considerati particelle, eppure quando un fascio di queste particelle viene fatto passare attraverso una fenditura sottile esso viene diffratto proprio come un raggio di luce; in altre parole, anche gli elettroni si comportano come onde.

Questo aspetto duale della materia e della radiazione è in effetti estremamente sconcertante e ha dato origine a molti dei «koan quantistici» che hanno portato alla formulazione della teoria dei quanti. La rappresentazione di un’onda che è sempre estesa nello spazio è fondamentalmente diversa da quella di una particella che implica una posizione precisa.

Ci volle molto tempo perché i fisici accettassero il fatto che la materia si manifesta in modi che
sembrano escludersi a vicenda: che le particelle sono anche onde e le onde sono anche particelle.”

(Tratto da Il Tao della Fisica di Fritjof Capra – pagg. 160-169)

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