Dialogo sul vuoto esistenziale e l’inganno della mente
“Maestro, mi sento vuota. Come se la vita non avesse senso.”
“Allora guardalo, quel vuoto, Sophia. Non fuggire. Guardalo davvero.”
“Ma è doloroso… sembra inghiottirmi.”
“È doloroso solo finché vuoi riempirlo con qualcosa.”
“Ma non dovremmo cercare un senso?”
“Ogni ricerca nasce dalla paura di ciò che è. Finché cerchi, non vedi.”
“Allora devo smettere di cercare?”
“Non è una questione di fare o non fare. Osserva il desiderio che ti spinge. Comprendilo, Sophia.”
“E se dentro non c’è nulla da comprendere?”
“Anche quel ‘nulla’ è pieno di significato se lo osservi senza giudizio.”
“Maestro, ma come posso vivere senza motivazione?”
“Quando smetti di inseguirla, la vita stessa diventa energia. Non hai bisogno di un motivo per vivere.”
“E la mia confusione?”
“È lì per insegnarti a non affidarti più a idee, ma alla visione chiara del presente.”
“È molto difficile.”
“Solo perché sei stata abituata a pensare secondo schemi. La verità non è difficile, è semplicemente nuova, Sophia.” “Allora, la mia mente mi inganna, Maestro?” “La mente è il tuo strumento di indagine. Non è lei che possiede te. Tu non sei la tua mente. Cogli questa Verità e svelerai l’inganno, Sophia.”
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Riflessione del giorno sulla ricerca del senso
Quando diciamo di sentirci vuoti, non stiamo descrivendo un errore nell’essere, ma l’inizio di una possibile rivelazione. Quella sensazione di vuoto non è una mancanza, ma ciò che rimane quando tutto ciò che normalmente ci definisce si dissolve. È il silenzioso sfondo su cui ogni esperienza appare. Ciò che intimorisce non è il vuoto stesso, ma il pensiero che debba essere riempito.
La coscienza che siamo non ha bisogno di contenuti per essere. In realtà, essa si manifesta nella sua forma più limpida proprio quando ci arrendiamo alla semplicità dell’essere, senza oggetto e senza sforzo.
Quando ci viene detto: “Guarda il vuoto”, non ci viene chiesto di analizzarlo o di capirlo concettualmente, ma di aprirci completamente all’esperienza diretta del momento presente, così com’è. Non per trovarci un senso, ma per riconoscere che ciò che è, è già completo.
Ogni ricerca nasce da una sottile resistenza a ciò che è. Cerchiamo significato perché dimentichiamo la pienezza della presenza. Finché si cerca, non si vede. Quando si smette di inseguire un senso, la vita stessa diventa energia, libertà, spontaneità. Non c’è bisogno di un motivo per essere: essere è già motivo sufficiente.
Anche la confusione ha il suo ruolo. Non è un errore, ma un invito a lasciar andare i vecchi schemi mentali. Mostra quanto ci siamo affidati a pensieri e idee per orientarci. Ma quando si smette di identificarsi con la mente, emerge una chiarezza che non dipende da concetti. Quella chiarezza è silenziosa, viva, amorevole.
Nulla di tutto questo è difficile. È solo nuovo. Non richiede sforzo, ma solo disponibilità ad ascoltare ciò che è. Quando smettiamo di identificarci con ciò che passa, scopriamo ciò che rimane: la consapevolezza stessa, impersonale, intatta, sempre presente.
Non serve cercarla. La si è.
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