C’era una volta, in un paese come tanti, dove il Natale arrivava ogni anno allo stesso modo, senza mai cambiare:
stesse luci, stesse canzoni,
stessi sorrisi, stesse espressioni.
Stesso arrosto, stesso discorso:
Che bello il Natale!” (detto per forza, monotonamente).

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Tuttavia, nulla sorprendeva più nessuno.

In quella cittadina viveva un uomo chiamato Norman.
Norman amava il Natale un tempo, ma ormai lo trovava noioso.
Ogni anno era uguale: l’arrosto nello stesso posto, le stesse canzoni, le stesse parole.
“Che noia,” borbottava sbadigliando, “Arriva, si ripete, e se ne va… tutto si ripete sempre e ancora senza sorprendere tanto.”

La vigilia, mentre tutti erano occupati nei preparativi, Norman si incamminò da solo nel bosco vicino per sfuggire ai gesti conformati.
Camminava lentamente, guardando la neve che cadeva bianca e silenziosa.

Ad un tratto, una luce minuscola tremolò tra i rami. Non era un animale, né un bambino. Sembrava fatta di aria e di ricordi, ma emanava una calda, fragile allegria.
“Chi sei?” domandò Norman, esitante.
“Qualcosa che dimentichi ogni anno,” rispose la voce, chiara e sottile, “ma che non smette di cercarti: sono lo Stupore!”

Norman (incuriosito, un po’ esitante): “Perché cerchi me? Perché ora?”
Lo Stupore (la luce tremola come una risata leggera): “Perché sei pronto a guardare davvero. Non serve cambiare il mondo fuori, basta cambiare lo sguardo dentro. E’ tutto da lì che comincia.”
Norman: “Non riesco. E’ tutto troppo prevedibile.”
Lo Stupore: “Mi vedi?” disse la luce.“Io sono piccola e semplice, eppure esisto da prima che tu imparassi a nominare le cose. – Tu invece parli come se il mondo fosse nato dal tuo sguardo.
Dimmi, Norman: ti sei mai chiesto come sei arrivato fin qui?”
La luce tremolò appena.
“Ascolta ora. Guarda. Respira.
Ogni suono porta un ricordo, ogni ombra custodisce un segreto.
Il mondo non chiede di essere spiegato, ma incontrato.
E c’è più sapienza nello stupore che nel credere di sapere tutto.”

Lo Stupore prese Norman per mano e insieme tornarono al paese.
Mentre camminavano per le solite viuzze, tutto sembrava diverso. Le luci non tremolavano più a caso: sembravano respirare, pulsando con un ritmo armonioso. Il profumo dell’arrosto non era solo cibo, ma memoria di cene condivise, di storie raccontate tra un sorso di vino e una risata. Perfino il vento, tra i rami, fischiava una melodia antica e familiare, ma con note nuove, come un ricordo dimenticato che tornava a bussare.

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Norman si fermò, colpito da un brivido che gli attraversava la schiena. Tutto era familiare eppure… non lo era. Ogni dettaglio sembrava leggermente storto, più vivo, più audace. Il tempo stesso pareva rallentare, e Norman si accorse di ascoltare attentamente ogni piccolo rumore, ogni crepitio di neve sotto i passi, come se il mondo intero avesse deciso di rivelarsi nella sua trama più segreta.

Per la prima volta da anni, notò il freddo sulla pelle, il calore della luce sulla guancia, l’odore degli abeti. E qualcosa dentro di lui si mosse: non era il Natale a essere cambiato, era lui che aveva smesso di sentire, come se il cuore si fosse assopito sotto i colpi della vita.

Norman si sentì come se si fosse finalmente liberato da un peso che lo comprimeva: adesso, non trovava più banale esserci, stare proprio lì in un posto qualunque, con la consapevolezza di poter osservare ogni cosa senza i filtri dell’abitudine.
Sentì il cuore battere più forte e una strana felicità che non provava da anni: una gioia senza pretese, senza domande.
“Allora il Natale non è mai davvero lo stesso,” disse piano, “solo io avevo smesso di guardarlo, di viverlo.

Capì che il Natale è solo l’occasione in cui un’energia nuova pressa per trasformare l’animo umano. Prima o poi, arriva un Natale diverso per tutti, e per Norman fu quello.

Da quel giorno, imparò a cogliere ciò che c’è dietro ogni luce. Sapeva che il mondo poteva ancora sorprendere, ma capiva anche che la meraviglia nasceva dal cuore di chi sa stupirsi.
Ogni anno guardava gli scintillii delle luci, ascoltava i suoni intorno a lui e assaporava ogni dolce con meraviglia, come se fosse la prima volta, pur sapendo che non erano gli oggetti ad essere diversi, ma la sua prospettiva risvegliata.

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E in quel villaggio qualunque, le feste continuarono, ma con un piccolo segreto che qualcuno aveva scoperto: chi rinasce dentro, ogni Natale trova qualcosa di nuovo.

E vissero tutti. . . un po’ più attenti, un po’ più felici, sapendo che per ognuno ci sarà un Natale speciale.

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